Intervista con la FAFCE: la visione e l’impegno della Federazione delle associazioni di famiglie cattoliche in Europa

Con gratitudine pubblico l’intervista di Bénédicte Colin, rilasciata il 18 febbraio 2021. Lei è Responsabile di Progetti presso la FAFCE, ossia la Federation of Catholic Family Associations in Europe (Federazione europea delle associazioni di famiglie), basata nella città di Bruxelles. Parlando con PURIdiCUORE, presenta il lavoro della Federazione e più particolarmente le recenti mosse orientate a promuovere una migliore difesa dei bambini dagli abusi sessuali, dai pericoli della rete. L’intervista è l’occasione di riprendere numerosi temi già trattati in questo blog – tra i quali le preoccupazioni espresse da Ernie Allen in occasione del recente Safer Internet Day – e soprattutto l’occasione di conoscere un poco chi si adopera per promuovere determinate cause nei meccanismi delle istituzioni europee. Auspichiamo che queste istutuzioni possano davvero contribuire al rispetto della dignità umana trascendente sulla quale insistette Papa Francesco durante il suo discorso dinnanzi al Parlamento Europeo nel 2014: «un umanesimo incentrato sul rispetto della dignità della persona». Il Santo Padre, ancora lo scorso settembre, richiamava l’attenzione delle Nazioni Unite su questi problemi: «la violenza contro i bambini, includendo l’orribile flagello dell’abuso infantile e la pornografia, è drammaticamente aumentata», e nel suo Messaggio per la Quaresima in corso ci ricorda che «Vivere una Quaresima di carità vuol dire prendersi cura di chi si trova in condizioni di sofferenza, abbandono o angoscia». Dinnanzi ai bambini messi in pericolo dalla/nella rete, non puo esserci relativismo. «La cultura del relativismo è la stessa patologia che spinge una persona ad approfittare di un’altra e a trattarla come un mero oggetto (…). È la stessa logica che porta a sfruttare sessualmente i bambini» denuncia l’enciclica Laudato si’ (§ 123).

 

Tebaldo Vinciguerra: Quali sono le vostre attività principali e i vostri interlocutori abituali?

Bénédicte Colin: La nostra federazione lavora su un doppio livello europeo: l’Unione Europea a Bruxelles e il Consiglio d’Europa a Strasburgo. Il nostro operato consiste nel portare la voce delle nostre associazioni membri a questi due livelli e di informarle sull’attualità europea in materia di famiglia. Le attività della FAFCE possono essere riassunte come rappresentanza e promozione della famiglia presso le istituzioni europee. In concreto, questo significa seguire il processo legislativo europeo e contribuirvi attraverso l’esperienza concreta delle famiglie. Infine, la FAFCE lavora anche per favorire la creazione di associazioni familiari ovunque in Europa.

I temi di FAFCE si riferiscono a tutto ciò che concerne la famiglia: giustizia fiscale, equilibrio tra vita familiare e professionale, accesso alla casa, questioni demografiche, educazione dei bambini, pari opportunità per uomini e donne, pornografia, protezione della vita, ecologia integrale, cura degli anziani, abusi sessuali sui bambini, ecc. Tuttavia, il cuore del nostro lavoro è innanzitutto ricordare il ruolo primario della famiglia e il logico bisogno di attuare politiche familiari, e questo in coordinamento con le associazioni familiari.

TV: Lo scorso dicembre, avete contribuito a una consultazione pubblica della Commissione europea sulla questione dei bambini vittime di abusi sessuali e dei contenuti dannosi e illegali online. Potrebbe riassumere il contenuto del vostro testo, evidenziando in particolare quanto concerne la pornografia?

BC: La FAFCE ha attirato l’attenzione della Commissione Europea su cinque punti concreti di azione per combattere l’abuso sessuale sui bambini: 

  1. La lotta contro la produzione e la diffusione di materiale pedopornografico inizia con l’applicazione della legislazione europea già esistente, con l’aumento delle risorse destinate all’individuazione e alla soppressione di tali contenuti e i successivi procedimenti giudiziari;
  2. L’iper-sessualizzazione dei bambini in tutti i media incoraggia gli atti di pedofilia: questo deve essere riconosciuto come pericoloso e proibito legalmente;
  3. La produzione di contenuti sessuali (sexting) da parte dei bambini stessi aumenta la loro vulnerabilità agli abusi sessuali e deve essere evitata da leggi di protezione e da un lavoro di prevenzione tra i bambini e i genitori, con l’aiuto delle associazioni familiari;
  4. L’accesso dei bambini alla pornografia online è una forma di violenza sessuale e costituisce un grave problema di salute pubblica: tale accesso da parte dei minori è illegale e la verifica dell’età deve essere applicata rigorosamente;
  5. I genitori devono essere sostenuti, informati e riconosciuti nel loro ruolo e nella loro responsabilità di educare e proteggere i loro figli.

TV: In cosa consiste questo particolare meccanismo europeo e cosa ve ne aspettate?

BC: Al momento l’UE deve affrontare con urgenza un problema sollevato dalla direttiva ePrivacy, in vigore dal dicembre 2020, che obbliga i fornitori di servizi di comunicazione a rispettare la riservatezza delle comunicazioni dei loro utenti. Questa direttiva ha l’effetto involontario di rendere “illegale” l’uso di strumenti di rilevamento automatico per identificare contenuti o adescamenti pedopornografici!

Per rispondere a questo vuoto giuridico, la Commissione europea ha proposto nel settembre 2020 una deroga temporanea a tale direttiva, in modo che i fornitori possano continuare a rilevare, segnalare e rimuovere contenuti pedopornografici online.

Ma la Commissione vuole andare oltre: sta progettando una nuova legislazione sulla lotta contro gli abusi sessuali sui bambini per luglio 2021, che sostituirà una direttiva del 2011 scarsamente applicata dai Paesi europei. Attraverso questa nuova legislazione, la Commissione spera di riuscire finalmente ad attuare i requisiti già inclusi nella direttiva del 2011, e di passare da una base volontaria a un obbligo legale per i fornitori di servizi online di rilevare, segnalare alle pubbliche autorità e rimuovere i contenuti pedopornografici.

TV: Accesso dei minorenni alla pornografia online, sexting e ipersessualizzazione dei bambini nei media: in quale anno FAFCE ha iniziato a lavorare su questi temi?

BC: La FAFCE lavora sui temi della pornografia almeno dal 2016, in occasione della preparazione della direttiva europea sui servizi di media audiovisivi. La nostra federazione aveva insistito in particolare sulla necessità di proteggere i bambini dagli abusi sessuali e dall’accesso alla pornografia. Abbiamo anche lavorato sui temi della dipendenza dalla pornografia e della sua violazione della dignità delle donne. Da allora, abbiamo anche affrontato le questioni dell’ipersessualizzazione dei bambini, del sexting e del legame tra pornografia e traffico di esseri umani.

TV: Direbbe che questi temi sono sentiti, di preoccupazione, per le vostre associazioni membri? Che lei sappia, queste associazioni o federazioni stanno lavorando o hanno lavorato su questi temi di recente?

BC: Le nostre associazioni membri lavorano direttamente presso le famiglie, e hanno quindi una visione diretta di questo problema, dinnanzi al quale i genitori e le coppie si trovano spesso impotenti. Per citare solo due esempi, il nostro membro associato in Spagna, Foro de la Familia, e il nostro membro francese, la Confédération Nationale des Associations Familiales Catholiques, lavorano attivamente sull’industria della pornografia, la dipendenza che essa genera e l’impatto sulle famiglie.

TV: E a proposito delle istituzioni europee? Sono questi temi particolarmente presenti, forse sui quali c’è una sensibilità che travalica gli schieramenti politici? Avverte la possibilità e la volontà di rafforzare significativamente la protezione dei bambini online nel prossimo futuro? Oppure per ragioni ideologiche o tecnologiche, non c’è molto da aspettarsi?

BC: C’è un’attenzione reale da parte delle istituzioni europee su queste questioni, anche se non sempre colgono l’estrema vastità di questo fenomeno. C’è un certo consenso politico sul rifiuto della pornografia nei suoi abusi più chiari (traffico di esseri umani, stupro e violenza nei confronti delle donne, revenge porn, pedopornografia, stereotipi sessuali). Tuttavia, le difficoltà incominciano quando si comincia a parlare del problema della pornografia non nei suoi eccessi, ma nella sua stessa natura. Non c’è alcuna volontà politica di riconoscere la pornografia come un problema di salute pubblica. La pornografia è difesa con l’idea di libertà di espressione o di espressione della propria sessualità.

La nuova direttiva europea è una buona notizia per la protezione dei minorenni su Internet. L’UE è impegnata a trovare soluzioni tecnologiche per garantire l’effettiva protezione dei bambini. Tuttavia, il livello europeo ha senso solo se i governi nazionali attueranno questa direttiva. Questo era già il caso nel 2011, quando la direttiva europea rimase lettera morta per 23 Stati membri. È quindi necessario un discorso coraggioso e fermo a livello europeo che sia seguito a livello nazionale.

TV: C’è qualche considerazione finale che vorrebbe indirizzare ai nostri lettori (giornalisti ed esperti in vari campi, sacerdoti e accompagnatori spirituali, genitori)?

BC: Un ultimo messaggio dovrebbe essere quello della speranza. Di fronte a una realtà così angosciante come la pornografia e la pedopornografia, sarebbe facile disperare. Tuttavia, ogni giorno incontriamo persone impegnate, esperti in campo tecnologico, psicologico e medico – anche le nostre associazioni membri – che stanno facendo un formidabile lavoro.

Né dobbiamo dimenticare la ricchezza dell’insegnamento della Chiesa. La lotta contro la pornografia inizia anche con un lavoro fondamentale sulla natura umana e sul nostro rapporto con il creato. Questo non può essere affrontato meglio che con la Teologia del corpo, che è il fondamento per una sana relazione con la sessualità, dall’infanzia all’età adulta.