Pornografia: Parigi, raduno interdisciplinare organizzato da chi rifiuta la fatalità di una società incamminata verso l’impudicizia.

Le “Assise della lotta contro la pornografia” si sono svolte a Parigi sabato 8 ottobre.

A organizzarle era la squadra della rivista/associazione francese Liberté politique, solita esprimersi su temi politici, culturali e sociali spesso polemici.
Circa 150 le persone nel pubblico radunate in una piccola sala conferenze nel centro della capitale francese, alcune venute da altre città della Francia.

Tebaldo Vinciguerra, segretario di PURIdiCUORE era uno dei relatori - una decina in tutto - convocati per quel pomeriggio intenso.

Spunti colti da alcuni dei relatori

Tra i relatori si annovera l’avvocato André Bonnet. Quando inizi a lottare contro la pornografia, spiega il giurista, per esempio adoperandoti affinché determinate leggi vincolanti la produzione cinematografica vengano applicate, capita di sentirti ostracizzato. Vieni considerato come uno cui piace rotolarsi nel fango, e questo anche da chi ti saresti aspettato di avere al tuo fianco in questa particolare lotta.

Stanislas Rocher, giovane fondatore di Libora, condivide la sua esperienza passata da dipendete dal consumo di pornografia. La scuola lo ha aiutato in qualche modo a venirne fuori? No, lui non ha mai sentito affrontare l’argomento in quella sede. Anzi, negli anni dell’università sei considerato uno sfigato se non guardi porno. Ad aiutarlo a venirne fuori, è stato il confronto con la fidanzata nonché il dialogo con alcuni sacerdoti e l’orientamento da loro ricevuto. Dall’inizio dell’anno, Libora (una rete di sostegno per chi vuole disfarsi della propria dipendenza dal consumo di pornografia, anche attraverso chi prega e digiuna) ha ricevuto più di 200 richieste di sostegno, provenienti da persone di qualsiasi condizione sociale.

C’era anche la signora Inès de Franclieu, specialista in educazione affettiva e sessuale, che regolarmente interviene nelle scuole e nei licei. Agli inizi, entrava «dalla porticina della pastorale», solamente in alcune scuole private. Non era un granché come idea, ma meglio di nulla. Oramai le richieste di intervento nelle scuole e nei licei sono tante, e non provengono più dalla sola squadra di pastorale: il bisogno di affrontare il tema della pornografia e più generalmente quello dell’educazione sessuale viene sempre più spesso avvertito dall’intera scuola, privata o pubblica che sia. La relatrice rileva che, malgrado questa felice evoluzione, rimane la spinosa questione dell’approccio adottato dal relatore invitato dalle varie scuole: sarà un approccio meramente igienista, oppure opportunamente antropologico e affettivo?

Parla anche François-Xavier Clément, direttore di una nota scuola cattolica parigina (scuola privata che ha stipulato una convenzione con lo Stato – precisazione per chi non conosce il sistema scolastico francese). Lamenta il fatto che, spesso, i genitori adottino una posizione di diniego o di ingenuità nei confronti del telefonino. Verso 12-13 anni, quasi tutti gli alunni possiedono un telefonino, e quasi tutti quei telefonini sono smartphone. Orbene, affidare uno smartphone a un dodicenne avendo fiducia in lui sarebbe come dare un sacchetto di caramelle a un bambino dicendo «le puoi custodire nella tua cameretta, ho fiducia in te e sono certo che ne mangerai solo una al mese!». Comunque sia, in quella scuola i telefonini sono proibiti, e vigono pesanti sanzioni per chi viene beccato col telefonino all’interno dell’edificio. François-Xavier Clément ha anche introdotto l’uniforme, per evitare vestiti troppo aderenti e tenute provocanti.

Interviene il professor Jean-Michel Olivereau, dottore in neuroscienza, a spiegare che, nel cammino verso l’adolescenza, il bambino passa per un’importante fase di sviluppo delle sue facoltà cognitive. Queste dovrebbero essere aiutate a svilupparsi in modo sano, prima che l’interesse per le questioni sessuali appaia naturalmente durante l’adolescenza. Oramai, a causa dello tsunami pornografico, la pornografia colpisce l’immaginario dei bambini, rovinando questo processo così necessario: non c’è più quella «maturazione cognitiva». Gli stimoli che regolano il pudore sono così scombussolati. Così facendo, ci s’incammina – piuttosto consapevolmente – verso un modello di società che inculca «la ricerca incessante del godimento, un godimento basato sulla disumanizzazione altrui».

In chiusura il presidente di Liberté Politique, François Billot de Lochner. Già da alcuni anni si interessa al tema della pornografia e ora avverte il bisogno di un’entità a sé stante, destinata esplicitamente e unicamente alla lotta contro la pornografia. Così nasce l’associazione Stop au porno. Allude anche ai processi intentati contro una nota azienda pubblicitaria e addirittura contro enti dello Stato, con l’accusa di incitazione alla depravazione. «Andremo fino in fondo», promette tenace. E puntualizza: bisogna combattere la pornografia senza adottare il gergo dei pornografi né soffermarsi sui dettagli squallidi. Altrimenti, si finisce coll’istillare una curiosità, una certa voglia di andare a vedere un sito pornografico. Difatti, già esistono alcuni libri sulla pornografia che, seppur denunciandola, non aiuteranno nessuno a venirne fuori proprio a causa dei dettagli che includono e del lessico che adoperano.

Considerazioni generali

Risulta unanime l’incitamento a mostrare il più possibile la luce e la bellezza, piuttosto che limitarsi a denunciare l’oscurità.

A tal fine, sembrano fondamentali l’esempio dei genitori, più generalmente degli adulti, e il comportamento virtuoso dei mezzi di comunicazione. Occorre un’iniziazione alla bellezza della sessualità come fattore unitivo della coppia. Dalle assise emerge anche la convinzione che servono persone adeguatamente formate per parlare nelle scuole: per evitare di essere destabilizzate da determinate domande o considerazioni provenienti dagli alunni o dai professori, per rispettare una sana antropologia, per rimanere aggiornati. Più volte, poi, si ribadisce che l’educazione sessuale deve essere progressiva, cioè in funzione dell’età dei bambini, e che deve comprendere anche la conoscenza degli ormoni che regolano i ritmi del corpo e dunque la fertilità.

Da molti viene avvertita la drammatica carenza, e dunque l’impellente necessità, di parole adeguate, di riferimenti etici, di risposte e di informazione su tutti questi temi.

Ne sono la testimonianza la moltiplicazione di seminari, le formazioni di formatori, le pubblicazioni di saggi e manuali, e infine anche la fondazione di numerose associazioni (una scia di fondazioni nella quale, da questo lato delle Alpi, beninteso si iscrive la nascita di PURIdiCUORE). Questa fiorente e variegata attività in Francia è incontestabilmente incoraggiante. Allo stesso tempo, non può non evocare – o almeno lasciar presagire – un potenziale rischio di cacofonia, o peggio, di competizione (ma questo non vale solo per la Francia). Sarà da vedere se si riuscirà ad avviare una certa collaborazione, a tessere le necessarie alleanze e sinergie dinnanzi alle principali sfide comuni e alle principali minacce all’ecologia umana, alle principali manifestazioni della cultura della morte e dello scarto. Oppure se le divergenze di metodologia, di carattere, di approccio o ancora di gerarchizzazione delle priorità prenderanno il sopravvento. Più relatori auspicano una tale capacità di far intelligentemente fronte comune.

E il ruolo delle grandi istituzioni?

Alcuni dei parigini presenti hanno lamentato la scarsa visibilità e incisività dell’impegno dell’episcopato francese sul tema della pornografia. Guarda caso, ai partecipanti alle assise viene omaggiata la copia di una lettera pastorale sulla pornografia scritta proprio da un vescovo… statunitense, Paul Loverde (titolo originale Bought with a price)! Nessuno mette in discussione la chiarezza e la tempestività del magistero pontificio (che con i contributi di Paolo VI si potrebbe definire visionario, altro che tempestivo). Il problema concernerebbe piuttosto la pianificazione dell’azione e dei pronunciamenti a livello delle Conferenze episcopali in tale o tale Paese: forse una scarsa reattività o visibilità si spiega per via di pastori che minimizzano il problema, evitano di approdare l’argomento della pornografia ritenendolo troppo sdrucciolevole, o ancora sono alle prese con gli scandali a sfondo sessuale. Per quanto concerne la politica, poi: il facilissimo accesso a materiale pornografico e le conseguenze del suo consumo non paiono essere minimamente una preoccupazione dei grandi partiti politici francesi.

 

Un anno addietro, anche Sua Santità…

Considerata la data di queste assise, non posso non ricordare che si tratta proprio del primo anniversario di un importante discorso di Papa Francesco rivolto ai partecipanti a un Congresso internazionale sulla dignità dei bambini nell’era digitale. Cito un paragrafo: «Nella rete dilagano fenomeni gravissimi: la diffusione di immagini pornografiche sempre più estreme perché con l’assuefazione si alza la soglia di stimolazione; il crescente fenomeno del sexting fra i giovani e le ragazze che usano i social media (…). Giustamente si insiste sulla gravità di questi problemi per i minori, ma (…) la diffusione della pornografia sempre più estrema (…) non solo causa disturbi, dipendenze e gravi danni anche fra gli adulti, ma incide effettivamente anche sull’immaginario dell’amore e sulle relazioni tra i sessi. E sarebbe una grave illusione pensare che una società in cui il consumo abnorme del sesso nella rete dilaga fra gli adulti sia poi capace di proteggere efficacemente i minori».

Insomma, è comune parlare di pornografia e di bambini, di pedopornografia, … sì, ma il Santo Padre ha esortato ad affrontare la questione del consumo di materiale pornografico anche da parte degli adulti! Questione ben più delicata e imbarazzante.

Tebaldo Vinciguerra – Segretario di PURIdiCUORE

8 ottobre 2018