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Dopo più di due anni di pausa, il blog del sito della nostra Associazione torna attivo prendendo le mosse dalla prima enciclica di Leone XIV, Magnifica Humanitas (MH), presentata lo scorso maggio in Vaticano e dedicata alla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale (IA).

La Chiesa, ricorda il Santo Padre, è chiamata e impegnata «a camminare con l’umanità nella concretezza» (MH, 20), per questo si interessa alle varie tematiche rilevanti per lo sviluppo e la felicità di ogni persona umana. E questo, beninteso, riconoscendo e rispettando «l’autonomia delle realtà terrene e la distinzione delle competenze tra comunità ecclesiale e politica» (MH, 22).

Proprio la felicità è un punto importante: «Dio, infatti, ha inscritto nel nostro cuore un desiderio di felicità che abbraccia tutte le dimensioni della vita, e la Chiesa, nel dialogo con gli uomini e le donne del nostro tempo, avverte l’urgenza di custodire e orientare tale aspirazione verso la sua verità più profonda» (MH, 11).

Papa Leone invita a non «sottovalutate le forme più sottili di dipendenza legate all’economia digitale dell’attenzione, dove piattaforme e servizi sono progettati per catturare il tempo e lo sguardo degli utenti, sfruttandone le fragilità e indebolendo la libertà interiore» (MH, 170). Come non pensare alla pornografia? Aggiunge: «Quando modelli imprenditoriali prosperano sulla debolezza umana, la persona è trattata come mezzo e non come fine, e chi progetta o finanzia questi sistemi assume una responsabilità morale che non può essere elusa» (MH, 170). L’enciclica qui esorta a riflettere sul business model della pornografia online e sul consumo di pornografia.

La Magnifica Humanitas prende atto del fatto che «la letteratura psicologica e psichiatrica ha documentato con crescente insistenza come un’esposizione precoce e non mediata ai dispositivi digitali e ai social possa incidere negativamente su sonno, attenzione, regolazione emotiva e relazioni, soprattutto nelle età più vulnerabili, con conseguenze a volte drammatiche. A questo si aggiunge la facilità di accesso a scene violente o crudeli, che feriscono la sensibilità, a contenuti pornografici e ipersessualizzati, a messaggi che banalizzano il corpo e l’affettività, a proposte che normalizzano comportamenti rischiosi» (MH, 141). L’enciclica non si limita alla questione della produzione, evoca anche il contenuto. Indubbiamente, in una dinamica di diversificazione e di ricerca di attenzione e di originalità in un contesto altamente competitivo (Cf. La pornografia. Cosa ne dice la Chiesa? San Paolo, 2017, p. 49), moltissime immagini pornografiche si allontanano dall’“immaginario sessuale” di un rapporto sessuale consensuale di coppia.

Il consumo online e la presenza online non sono limitati alla “sola” vita online, come se non esistessero ponti con il mondo offline. Come scriveva nel 1989 il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali – comunque sicuramente senza immaginare come sarebbe evoluta la situazione in soli 25 anni – i contenuti pornografici «ispirano comportamenti antisociali» (Pornografia e violenza nei mezzi di comunicazione: una risposta pastorale, n. 10). C’è chi tenta di ricreare modelli visti online, e chi cerca contatti online: «In rete non sono rari fenomeni di adescamento, ricatto e sfruttamento sessuale dei minori, resi più insidiosi dall’uso di profili falsi» (MH, 141), spiega Leone XIV. Come ho già avuto modo di scrivere, tutto ciò, unito alla facilità con la quale si accede a materiale pornografico, «contribuisce, semplicemente ed efficacemente, a introdurre i bambini nel mondo della pornografi a, dove li attendono pedofili che agiscono a distanza o in prossimità, nel la vita reale, e anche consumatori di pedopornografia (tali categorie possono sovrapporsi)» (La pornografia. Cosa ne dice la Chiesa? p. 40). E l’Australia già sta percorrendo la strada di una maggiore protezione dei minorenni bloccando l’accesso ai social fino ai 16 anni (Cf. Helen Livingstone, “Australia has banned social media for kids under 16. How does it work?” BBC.com, 23 gennaio 2026).

All’epoca dell’IA – alla quale il nostro blog ha già dedicato un articolo – le sfide sono molte e la posta in gioco è alta. Tecnologia avanzata è facilmente accessibile anche nelle mani di chi intende nuocere e che può avvalersi «di algoritmi che amplificano contatti pericolosi e di strumenti di IA capaci di manipolare immagini e video» (MH, 141). Aumentano sia le possibilità di incolumità e anonimato, sia le possibilità di generare contenuti pornografici, anche prendendo spunto da fotografie (dunque persone!) vere. Spiega la Polizia Postale: «L’impiego dell’intelligenza artificiale, in particolare attraverso l’uso dei deepfake, ha reso i tentativi di truffa ai danni dei cittadini sempre più sofisticati» (Polizia di Stato, Sicurezza cibernetica: i dati 2025 della Polizia postale, 10 gennaio 2026).

Conseguentemente, «entrare in possesso troppo presto di un telefonino personale e usarlo in modo non controllato da adulti può accentuare fragilità e favorire dipendenze nei ragazzi, esponendoli a dinamiche di isolamento, di bullismo e cyberbullismo, di pressione a condividere immagini intime o dati sensibili. È difficile per i genitori resistere da soli al condizionamento di modelli commerciali che monetizzano attenzione e tempo. Per questo è indispensabile un’alleanza tra la politica, le istituzioni educative e le famiglie, capace di sostenere concretamente gli adulti nel loro compito. Occorre opporsi, con scelte pubbliche lungimiranti, all’interesse immediato delle piattaforme – concentrate in poche mani – quando esso contrasta con il bene dei minori» (MH, 141-142). Le «strutture di peccato» (Giovanni Paolo II, enciclica Sollicitudo rei socialis, n. 36) vanno affrontate con strutture di grazia e di guarigione che coinvolgano le persone e organizzazioni che hanno a cuore il bene comune. Sull’accesso al telefonino personale per minorenni, la nostra Associazione ha elaborato V.I.N.C.O., un sussidio intitolato illustrato e accessibile. Comunque, non bisogna credere che i “soli” in pericolo (di truffa, di dipendenza, di isolamento, di ricatto) siano i minorenni…

Le tematiche che interessano determinate strutture di peccato – parliamo qui della pornografia – interessano anche l’ecologia. Di primo acchito, il collegamento può sembrare tenue. Eppure… La Magnifica humanitas sottolinea che «gli attuali sistemi di IA richiedono grandi quantità di energia e acqua, incidono in modo significativo sulle emissioni di anidride carbonica e consumano risorse in maniera intensiva» (MH, 101). Orbene, la produzione di deepfake, il funzionamento dei server pornografici e il consumo di pornografia online corrispondono a una significativa “fetta” di emissioni. Stando all’autorevole think tank The Shift Project, nel 2018 i video pornografici online rappresentavano 27% del totale dei video online, 16% del volume di dati totale (data flow), e  5% del totale delle emissioni di gas a effetto serra imputabili alla tecnologia digitale (Cf. Press Kit The Climate Crisis: the unsustainable use of online video, luglio 2019).

L’enciclica non sembra essere uno strumento di discernimento per pronunciarsi “contro l’IA” oppure “a favore”. La domanda sembra piuttosto essere “quale umanità vogliamo proteggere all’epoca dell’IA” e “come”. Di sicuro non quella che promuove e plasma la pornografia.  Accogliamo dunque gli inviti conclusivi dell’enciclica: restiamo fedeli alla verità che Dio incarnato ci rivela sull’essere umano; investiamo in educazione; curiamo le relazioni contrastando la frammentazione e la superficialità; ricerchiamo la giustizia e la pace (Cf. MH, 237-240).

Tebaldo Vinciguerra